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La lezione del paesino in provincia di Oristano

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Roberto Scema, sindaco di Valle Verde
di Andrea Satta - da L'Unità
Villa Verde è un paesino della Sardegna centrale, in provincia di Oristano, ai margini del Campidano. Se c’è un colore che di questa terra dell’interno non si può scordare è l’inverno. Tutto quello che nelle foto delle vacanze è pietra brulla e sterpaglia e terra riarsa e lucertola cotta sotto la canicola e polvere sparsa, ora è verde. Colline dolci dove lo sguardo si perde, clima amico e tramonto colorato. È la Sardegna dell’universo parallelo, fuori dal consueto immaginario, un altro scenario. Un pesco, un leccio, un melo. Un’Irlanda nel Mediterraneo, solo molto più misteriosa e bella. Questo in mente mi frulla a un bel po’ di mare di distanza, mentre in bicicletta col caro Max attraverso come un salmone in vacanza la periferia romana. Una consolare, un capannone, una puttana, uno sfasciacarrozze, una cacca di cane, un giardino di aranci recintato, una caserma, un reticolato, orti di guerra, orti di pace, un motorino bruciato, una tangenziale feroce, un appartamento prossimo destino nuziale, una vetrina di maschere di carnevale. Al Fosso di Santa Maura, in un campo che era destinato a grano, sorge una cosa in gomma e metallo dove al posto di una sala da ballo, si gioca a guerra simulata. Abbiamo sentito spari finti dalla bicicletta, abbiamo visto gente bardata uccidere e morire contenta, sparare e farsi sparare per finta. All’incrocio con via di Torre Spaccata, ai quattro angoli, un palazzone tutto vetro e cemento prefabbricato, un campo incolto che sarà presto un supermercato, una palazzina di vecchia edilizia popolare, e in mezzo all’erba, diroccato, un vecchio casale.
Al telefono, Sandro il vice sindaco di Villa Verde, con Roberto il sindaco, sono poco più di due ragazzi, quasi l’opposto di tutto questo scenario da pazzi, la luna piena in un naufragio, in una grotta spettrale un lampadario. «Tra tre anni il paese sarà energeticamente autosufficiente, mettendo i pannelli solari sul tetto del Comune, usando lampadine a basso consumo per ogni lampione stradale, rinunciando ad illuminare nelle campagne ogni tana di cinghiale, rimboschendo il monte Arci andato a fuoco nel duemilanove che sulle colpe si stanno ancora cercando le prove. Siamo in prima fila nella raccolta rifiuti. Mettiamo ogni risorsa in rete con tutti gli altri. Qui si sopravvive solo se si forma una cordata, questa terra non deve essere abbandonata». Io sono quasi a casa, il mare si è mangiato di Sandro le ultime parole e con gli occhi, controsole, leggo il nome di una traversa della Tiburtina: «via dei Carri armati». Se c’è possibilità di sostituire la tabella proporrei «via di Villa Verde, Comune innovatore in provincia di Oristano». Max mi sorride, domani non è lontano.