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Comuni Virtuosi - Territorio

"Cemento", domenica a "Presa diretta"

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Perché ancora cemento? Perché ancora nuove case, uffici, grattacieli, centri commerciali, appartamenti?  Gru e betoniere girano  a pieno ritmo anche se  le costruzioni recenti sono vuote.  Ma tutti questi nuovi edifici  servono o serviranno?  A chi?

In “CEMENTODomenico Iannacone a Milano svela il patto fra grandi gruppi di potere attorno ai lavori per l’EXPO: sono in arrivo 1 milione di metri quadri.   Eppure a un passo da dove si costruirà svettano vuoti  i grattacieli fantasma del quartiere Stevenson. Che senso ha? Chi ci specula?

E intanto per costruire serve la sabbia: si scava e si mangia altro territorio.

E poi la vicenda di Ischia, l’isola dell’abusivismo: 1 casa non in regola ogni 2 abitanti.  Come e’ stato possibile?  “Cemento” racconta tutti i retroscena della corruzione e delle complicità che hanno deturpato uno dei luoghi più belli del Mediterraneo.

Affaristi e politici si sono alleati  per il nuovo Auditorium di Isernia i cui costi sono lievitati in una notte da 4,5 milioni di euro a 55: miracoli compiuti dalla cricca grazie anche all’emergenza per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Non solo grandi città e grandi interessi, la frenesia del cemento non risparmia  quei piccoli centri dove la salvaguardia del territorio e del paesaggio dovrebbe essere un bene comune da difendere.

“Cemento” è un racconto di Domenico Iannacone con Elisabetta Camilleri e Sabrina Carreras.

Domenica, alle 21.30, su RAI 3

Processo Eternit, sì alla giustizia, no alla transazione

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Mirabello Monferrato. Processo Eternit. Sul banco degli imputati lo svizzero Schmidheiny e il belga De Cartier,proprietari in periodi diversi del colosso Eternit che aveva una delle sue sedi italiane proprio a Casale Monferrato. Sono moltissimi i dipendenti che lavoravano in quell'azienda che non ci sono più. E sono diversi anche i cittadini di ogni parte d'Italia e del mondo che si sono ammalati pur non lavorando nell'azienda, ma per aver respirato la fibra di amianto che molto leggera si libera come polvere per chilometri nell'aria. Un problema per la salute che ancora oggi vede cause permanenti, perché in tutta Italia e in diverse parti del mondo sono ancora presenti e installati diversi manufatti di cemento amianto, soprattutto coperture, che quando si degradano divento potenziali sorgenti di immissione nell'aria dell'infallibile fibra killer. Sono diversi anche gli stabilimenti che ancora lavorano l'amianto e producono manufatti contenenti la fibra killer, e questo non solo in Paesi in via di sviluppo, ma anche in nazioni industrializzate come il Canada.

Il 21 gennaio 2012 i piccoli Comuni costituiti parte civile nel Processo Eternit, ricevevano una proposta di denaro da parte della società BECON, per conto dell'imputato svizzero Schmidheiny. Si  offrivano ai Comuni un pò di soldi, facili e subito, a distanza di pochi giorni dalla sentenza (il 13 febbraio 2012) di primo grado e in cambio si chiedeva di uscire per sempre dal Processo, senza più possibilità di chiedere danni e risarcimenti di alcun tipo. Dopo il 21 gennaio è seguita una settimana di condivisione e democrazia partecipata, con incontri, sia nel territorio sia a Roma con il Ministro della Salute Balduzzi, tra e con le parti sociali e istituzionali. Segue il 27 gennaio, a Mirabello Monferrato, una riunione con tutti i Sindaci, l'AFEVA (Associazione Famigliari Vittime Amianto), i sindacati CIGL, CISL, UIL, gli avvocati. Un incontro al termine del quale i sindaci si impegnano in un percorso di territorio, condiviso e forte, come non mai. Così il 28 gennaio ecco arrivare subito i NO secchi e decisi, detti all'unanimità di Giunta e Consigli, alla proposta di transazione di 170000 euro da parte dei Comuni di Mirabello Monferrato, Coniolo e Villanova Monferrato. Lunedì 30 gennaio seguono i rifiuti alla transazione di tutti gli altri Piccoli Comuni del territorio: Balzola, Morano sul Po, Ozzano Monferrato, Pontestura. A questi rifiuti, segue dopo pochi giorni, il 3 febbraio, anche il no di Casale Monferrato, cioè il rifiuto della città capofila del territorio, sede dell'ex-stabilimento, che in un primo tempo era stata indirizzata dal Consiglio Comunale ad accettare la transazione di 18 milioni di euro.

Ora si aspetta la sentenza, che è prevista il 13 febbraio presso il Tribunale di Torino. Sono attese migliaia di persone da diverse parte del mondo. Da Casale Monferrato partiranno più pullman di cittadini, famiglie, studenti, amministratori.

Determinante l'azione di democrazia partecipata, partita dal basso, con un impegno deciso dei piccoli comuni. Una sinergia che ha visto alla fine unito tutto il territorio nelle sue parti sociali e istituzionali. Cittadini, Associazione Famigliari Vittime dell'amianto, Sindacati CIGL, CISL, UIL, Comuni del territorio, Provincia, Regione e Ministeri dell'Ambiente e della Salute.

- L'offerta, denominata "del Diavolo" non era accettabile, per più motivi sia di cuore sia di cervello. Questo era il volere unanime della popolazione di un territorio intero, questo era soprattutto il desiderio di chi da più di trant'anni è impegnato in prima linea, di chi oggi vive e anche di chi oggi vive nella memoria e negli affetti di famigliari e amici. Senza l'impegno, la passione, la forza di queste persone non si sarebbe mai potuto arrivare a un processo e neppure a una proposta di transazione. Era doveroso, in qualità di Amministratori pro-tempore, decidere insieme a chi, da anni, portava e porta avanti una richiesta piena di giustizia. Inoltre, rispetto a quanto potrebbero valere i danni morali, ambientali, patrimoniali e non, l'offerta di transazione non era neppure da considerarsi congrua! Si trattava di una miserevole tentazione, a pochi giorni dal processo, studiata per dividere il territorio in un momento di crisi economico, offrendo subito soldi facili. Ma una volta tanto si è dimostrato con i fatti che, prima dei soldi, viene la giustizia. E ora si va avanti, una grande squadra per una grande giustizia. Il 13 febbraio saremo una delegazione di Sindaci del territorio in tribunale con la fascia tricolore. Il territorio Casalese è attivo da anni su questo tema, ed è quindi oggi uno dei posti più bonificati e sicuri dove vivere in Italia e nel mondo. Solo in Italia sono ben 30mila i siti censiti dal Ministero della Salute dove è registrata la presenza di amianto, che è infatti un caso di rilevanza nazionale. Importante adoperarsi per la bonifica e la ricerca, serve una vera e propria presa di coscienza e responsabilità collettiva nazionale e internazionale - Luca Gioanola, Sindaco di Mirabello Monferrato

Santorso (VI): per una società dei beni comuni

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Beni-Comuni

In questi mesi, Santorso ha intrapreso un percorso di approfondimento e ricerca intorno ai temi del territorio, dei nostri stili di vita, della tutela delle risorse naturali, delle forme che può assumere il benessere della comunità. 

Non si tratta di una riflessione priva di radici: già due anni fa, infatti, prendeva vita il progetto Cambieresti?, mentre il Comune è già da tempo l'ente capofila del Laboratorio Provinciale di Educazione Ambientale. Nel 2011, poi, sono iniziati una pluralità di progetti che parlano di energie rinnovabili e risparmio energetico, sostenibilità e sinergie territoriali.

Ora, è giunto il momento di approfondire il concetto di bene comune. Perché, in fin dei conti, è partire da esso - o da essi, se pensiamo alla pluralità di beni che possono essere considerati comuni - che si può ripensare la nostra quotidianità a partire non solo da un rapporto diverso con l'ambiente che ci circonda, ma anche da un'idea nuova di equità e partecipazione. Nei beni comuni, infatti, è implicita non soltanto una diversità e una sobrietà dei nostri stili di vita, ma anche un'idea diversa di democrazia; la quale, in questo caso, si concilia con il protagonismo collettivo e la partecipazione comunitaria.

LA SOCIETA' DEI BENI COMUNI

ore 20.30 - aula magna - istituto comprensivo cipani - via del grumo (santorso)

incontro con 
Paolo Cacciari
Autore del libro "La società dei beni comuni"
Paolo Cacciari è stato assessore e vicesindaco al Comune di Venezia tra il 1976 e il 1985, dando vita a numerosi progetti tra cui l’ambizioso “Cambieresti?”, che ha fatto scuola in tutta Italia e si è diffuso in molti altri Comuni. Tra il 1990 e il 2000 è stato consigliere regionale; nel 2006 è deputato alla Camera. Si occupa di decrescita e beni comuni, lavorando alla realizzazione della prossima “Conferenza internazionale della decrescita”, che si terrà a Venezia nel settembre 2012. Il suo ultimo libro è La società dei beni comuni (Ediesse edizioni, 2011), che raccoglie diciannove opinioni di autrici e autori italiani che da diverse visuali si sono confrontati con il tema dei «commons».

Alberto Lucarelli
Assessore ai beni comuni - Comune di Napoli
Giurista, nato a Napoli nel 1963. Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico, Università di Napoli Federico II, dal 1999. Professore a contratto dal 2007 presso l’Università Paris 1 – La Sorbonne. Componente della Commissione Rodotà per la riforma del regime civilistico della proprietà pubblica e per la difesa dei beni comuni (2007-2008). Redattore dei quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua. Coordinatore della Commissione di studio della Regione Puglia per la redazione del disegno di legge per la ripubblicizzazione della società che gestisce l’Acquedotto Pugliese. Co-Direttore della rivista “Rassegna di Diritto pubblico europeo”. Autore di oltre 100 pubblicazioni in terra di diritto pubblico, diritto dei servizi pubblici locali, beni comuni, partecipazione. Eletto al Consiglio Comunale di Napoli nella lista civica “Napoli è tua” alle elezioni amministrative 2011. Nominato nel giugno 2011 dal Sindaco Luigi De Magistris Assessore ai Beni Comuni, Informatizzazione e Democrazia partecipativa.

Cioccolata a km zero

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Il mercato contadino di Marlia, frazione di Capannori (LU) ogni sabato, oltre ai tanti prodotti della filiera corta  venduti sui banchi dai produttori della zona, continua ad offrire ai propri clienti alcune degustazioni.

Sabato prossimo 14 gennaio coloro che si recheranno a fare acquisti al mercato contadino che si svolge dalle 8.30 alle 12.30 nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo di Marlia, potranno gustare gratuitamente una deliziosa cioccolata calda fatta con solo latte a ‘km0’.

Oltre all’ortofrutta il mercato offre molti altri prodotti della filiera corta come formaggi,  carne fresca, yoghurt naturale fresco,  pane e piantine da orto. Accanto a questi si trovano altre produzioni agricole e non, come il miele e gli insaccati di cinta, la cui presenza all’interno del mercato può ormai considerarsi “storica”.

Acqua pubblica: la politica dimentica i referendum

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Il ministro Passera s'ingegna per inserire nel disegno di legge di gennaio nuove norme per la privatizzazione del servizio idrico ed il mantenimento in bolletta del 7 per cento di rendimento del capitale investito; a Cremona viene riconfermato il Piano d'Ambito della società gestrice Aem, che prevedetappe serrate per la privatizzazione; persino in Puglia la giunta Vendola annuncia aumenti in bolletta e dichiara di non voler rinunciare al 7 per cento. Cosa sta succedendo? Eppure appena 7 mesi fa due referendum sancivano, con il 96 per cento di sì, che l'acqua è un bene comune, e pertanto deve essere pubblica, fuori dal mercato e su di essa non si devono fare profitti.

Sembrano passati anni, se è vero che giusto tre giorni fa l'antitrust è tornato a chiedere al governo – come se ce ne fosse bisogno, poi – ulteriori liberalizzazioni che coinvolgano i servizi pubblici locali. E, a quanto riporta Paolo Viana sul quotidiano l'Avvenire, un gruppo di funzionari del Ministero dell'Economia starebbe da giorni studiando come aggirare l'ostacolo del voto referendario e procedere alla privatizzazione del servizio idrico.

Un metodo condiviso anche dal ministro allo Sviluppo Corrado Passera, che ha lasciato intendere più volte la volontà di inserire norme per la privatizzazione dell'acqua nel maxidisegno di legge che verrà presentato a fine gennaio. Per implementare, a suo dire, le leggi europee sulla liberalizzazione dell'acqua, la stessa cui il Decreto Ronchi si proponeva di dare attuazione.

Peccato che non esista nessuna legge europea che imponga la privatizzazione dell'acqua. “L’Europa - ricorda l'avvocato Ugo Mattei, membro del cda di Arin, la società pubblica che gestisce l'acqua a Napoli - non impone la privatizzazione ma esige che laddove il pubblico gestisce un servizio non utilizzi la propria posizione di monopolio per intervenire in altri campi violando il principio di concorrenza. Questo può avvenire con una società per azioni, non con un’azienda speciale partecipata”. Insomma, secondo Mattei la forma di società pubblica rispetterebbe alla perfezione i criteri dettati dalla Ue per la gestione dell'acqua.

Ma se lo stato sembra muoversi a passi spediti in direzione contraria ai referendum, le amministrazioni locali non sono da meno. A Cremona era stato indetto per il 14 dicembre un Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito, per revocare il Piano d'Ambito di Aem, la società che gestisce l'acqua nella provincia. Il Piano in questione infatti, prevede una serie di tappe serrate per la cessione a privati di quote sempre maggiori della società, ed il mantenimento della remunerazione del capitale investito.

Il 12 dicembre i sindaci riuniti avevano votato a favore della revoca. Solo due giorni più tardi, il Piano è stato invece riconfermato. La sentenza definitiva deve ancora arrivare, ma sulla decisione pesa la pressione del presidente della ProvinciaMassimiliano Salini, convinto fautore delle privatizzazioni.

Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha espresso la sua preoccupazione sulla vicenda: “Ci pare che il progetto di privatizzazione disegnato dal Presidente della Provincia Salini – si legge in un comunicato – stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica”.

E che dire della “rossa” Puglia? Neanche la giunta Vendola sembra intenzionata a rispettare quanto emerso dai referendum. La società gestrice, Acquedotto Pugliese s.p.a. è rimasta, come si evince dal nome, una società per azioni, dunque un ente di diritto privato, seppur a totale capitale pubblico. La remunerazione del capitale investito non è stata eliminata dalla bolletta, ma anzi è stata confermata la volontà di mantenerla. Inoltre da qualche giorno l'acqua costa più cara del 3,9 per cento.

Tutto ciò, nonostante il risultato di bilancio “straordinario” ottenuto dalla società nel 2011, con un attivo di 37 milioni di euro. L'apparente contraddizione è stata spiegata da Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche, in virtù della necessità di effettuare gli investimenti infrastrutturali previsti dal Piano d'Ambito. “Il piano prevede un miliardo e 500 milioni. Un miliardo va in tariffa e i 500 milioni sono contributi della Regione. Quel miliardo di investimenti prevede l’ampliamento delle reti idriche e si ottiene con mutui presso le banche.”

Giustificazioni a parte, resta il fatto che l'applicazione dei risultati di un referendum non dovrebbe certo essere discrezionale. Al pari di una legge un referendum deve sancire una decisione del popolo sovrano che va rispettata in quanto tale. Al governo e alle amministrazioni spetta il compito di trovare il modo di applicare correttamente questa decisione, non certo quello di decidere se e in quali circostanze applicarla.

Tratto da Il Cambiamento.it