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(Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano - MI)
“Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi.
Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre.
Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba.
Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa.
La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.”
Dal discorso di Capo Seattle all’Assemblea Tribale del 1854
Inizia con queste parole il documento che vi presentiamo oggi, scritto da Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) e membro del comitato direttivo dell'Associazione Comuni Virtuosi.
Uno scritto importante, un documento concreto ed efficace che racconta di un altro modo di fare politica, realmente, che mina alle basi il mito della crescita infinita, il dogma dello sviluppo a tutti i costi, partendo dall'esperienza di un comune, appunto Cassinetta, che per primo in Italia si è posto l'obiettivo, raggiunto, di interrompere la cementificazione selvaggia in atto nella gran parte degli oltre 8.000 comuni italiani.
"Terra, un bene comune da preservare" è il titolo del lavoro di Domenico, un testo che andrebbe proiettato a "reti unificate" in tutte le aule consiliari di tutti i comuni italiani, da domani mattina!
Il testo
Cassinetta di Lugagnano (MI) a "Report"

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