
Caro sindaco new global ha lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale pratiche amministrative etiche orientate alla pace e all’economia solidale e di dimostrare che progetti concreti, imitabili ed esportabili, sono già in atto presso amministrazioni, enti, associazioni che ogni giorno costruiscono un mondo diverso.
Attraverso le parole-chiave dell’Alfabeto dei Sogni, da A come ascoltare, C come coraggio, D come diritti, F come fare… si passano in rassegna 21 pratiche di nuovi stili di vita: - Assicurazione etica - Impresa pulita - Banca del tempo - La rete del nuovo municipio - Che c’è nel menù? – Migranti - Denominazione comunale - Non ci vado senza il bus d’origine - Olio di colza - Lotta alle inefficienze – Partecipazione energetiche - Quando il software è libero - Finanza etica - Risparmio energetico - Gruppi di acquisto solidali - Street TV, un’altra informazione - Hai mai sentito parlare - Territorio bambino di Curitiba? - Un altro modo di costruire - Vedi alla voce Monsano - Zapping in rete.
Dall'introduzione
Caro Sindaco, quando nel dicembre del 2002 decidesti di esporre dal balconcino del tuo ufficio la bandiera della pace, a fianco di quelle italiana ed europea, mi dissi che quello sarebbe stato l'inizio di qualcosa di nuovo.
Il momento non era avaro di emozioni. Le bandiere spuntavano come funghi dai condomini di tutta Italia, si tornava dal forum sociale europeo e soprattutto dall'oceanica manifestazione contro la guerra di Firenze, c'era in giro la convinzione profonda che saremmo riusciti davvero a cambiare le cose. Almeno un po'.
Dalla mia prospettiva credevo che saremmo stati capaci di mettere in piedi qualcuna delle tante idee che, nonostante tutto, costruiscono quotidianamente quell'altro mondo che sta nascendo. Avremmo forse avviato una sperimentazione che ci avrebbe fatti diventare il primo Comune new global d'Italia. E tutto non per moda o sfizio, ma perché, come ormai avrai capito, io credo che l'unico modo concreto per cambiare il fiacco corso degli eventi sia quello di intervenire sul proprio territorio, attraverso strumenti e azioni reali basati sul rispetto dell'ambiente, l'amore e la promozione della cultura, l'integrazione sociale.
Il 15 febbraio del 2003 a Roma, insieme ad altri tre milioni di persone, camminammo per ore danzando e cantando la pace. Tra i tanti gruppi c'eri anche tu con molti tuoi colleghi, con i vostri gonfaloni che sfidavano i governi e i potenti della terra, per dire no alla guerra e all'economia del dolore.
Fu un momento di quelli che a volte capitano nella vita e non puoi farci niente, una specie di illuminazione. Mi fermai per lasciarvi sfilare e capii. Qualcuno chiacchierava fumando sigarette di una nota multinazionale della nicotina; qualcun altro calpestava Roma indossando delle sportive, comode Nike; qualcun altro ancora, per combattere la calura della capitale quel giorno particolarmente pesante, sorseggiava una Coca-Cola. Le stesse palesi contraddizioni le ritrovai al nostro ritorno a casa, nella vita di tutti i giorni, nell'attività amministrativa. Quanti ordini del giorno sulla pace erano stati discussi in consiglio comunale? Quanti atti di indirizzo sul rispetto dell'ambiente erano stati presentati alla stampa, quante Agende 21? Quante belle parole, quante dichiarazioni di principio sulle ingiustizie del mondo e su quelle di casa nostra, quanta lotta virtuale alla povertà in sedute di consiglio permanenti?
Ora, credo che la presunzione di riuscire a cambiare il mondo ci abbia abbandonati da tempo, lasciando però spazio a un più concreto desiderio di migliorare le condizioni di vita nostre e della comunità in cui viviamo, attraverso interventi pratici, facendo leva sugli strumenti a disposizione.
E tu, caro sindaco, di strumenti ne hai parecchi, che stia amministrando una grande città o uno sperduto paesello qualunque. Perché, a un certo punto, la situazione è semplice e cristallina: se sei tra quelli che negli ultimi anni si è fatto le tappe principali della tournée new global (marcia Perugia-Assisi, Genova, Porto Alegre, Firenze, Roma1 e Roma 2, Cancùn, più un'infinità di repliche in altrettante città dimezzo mondo) non puoi più esimerti dal mettere in pratica azioni di resistenza dal basso, eliminando insopportabili e incomprensibili contraddizioni: dirsi contro le multinazionali del dolore e della guerra permanente e poi sostenerle, ogni giorno, svendendo loro la gestione dell'acqua o lotti di terreno sui quali costruire palazzoni di cemento; parlare di pace e poi far gestire la tesoreria comunale a una "banca armata"; convincersi di essere profeti del commercio equo e solidale, dei prodotti biologici e della finanza etica e non far nulla per favorirne la crescita sul territorio che si amministra; sostenere di proteggere l'ambiente ignorando tutte le tecnologie eco-compatibili per il risparmio energetico.
Ora, scopo di questa mia è tentare di illustrare un modo di agire diverso, possibile perché già praticato nei tanti Comuni che sperimentano, da anni, orizzonti di democrazia partecipata e progetti di tutela ambientale, delineando possibili strade da percorrere: insomma, senza presunzioni, un piccolo manuale di cose da fare, subito, per tradurre l'incomprensibile linguaggio degli ideali nello slang del quotidiano. Dalle norme del regolamento edilizio agli incentivi per l'acquisto dei riduttori di flusso, dalla città delle bambine e dei bambini al taxi sociale, dai progetti per i migranti alla banca del tempo, dal prestito d'onore alla denominazione comunale per i prodotti tipici, qui trovi tutto e qualcosa di più per continuare a sentirti un sindaco new global senza che qualche radicale dell'etico come me possa puntarti il dito smascherando contraddizioni insostenibili.
Non fraintendermi: a me piacciono le manifestazioni, i contro-vertici, tutte quelle meravigliose occasioni per conoscersi, scambiarsi le esperienze... ma se poi quando torni a casa non fai nulla per modificare il tuo stile di vita o l'agire politico, allora forse sarebbe meglio non essere neanche andato. Insomma, è sufficiente manifestare, sentirsi parte di un movimento planetario fatto di slogan e rivendicazioni sacrosante e poco più? Non trovi che sarebbe stato molto più incisivo e rivoluzionario se i tre milioni di Roma, tornando a casa, si fossero associati a Banca Etica aprendovi il proprio conto corrente, magari dopo aver messo in piedi con gli amici un gruppo di acquisto e boicottando le multinazionali della morte in scatola?
Dalla mia piccola esperienza di consigliere comunale di un paese di ottomila abitanti, posso dire con certezza che questa è la dimensione giusta per incidere realmente nelle cose, e tu lo sai meglio di me: se non vuoi contribuire a inquinare l'aria basta introdurre una norma nel regolamento edilizio che imponga ai costruttori di installare i pannelli solari e i doppi vetri, i riduttori di flusso e le lampade a basso consumo energetico. Se ogni occasione è buona per riempirti la bocca con lo slogan del bilancio partecipativo e poi magari si scopre che l'ultima assemblea pubblica nel tuo paese risale all'immediato dopoguerra, forse i conti non tornano. Se aderisci alle campagne di sensibilizzazione sul risparmio dell'acqua e sulla sua difesa come patrimonio dell'uomo, non puoi venderne la gestione ai privati come ormai quasi tutti i Comuni d'Italia stanno facendo. E mi immagino già la tua replica: non credere, perché certe cose ce le impongono dall'alto i governi e le Regioni, perché mancano i fondi per gestire autonomamente le risorse, perché non c'è il tempo di progettare l'alternativa.
Allora come mai, per esempio sul tema dell'acqua, molte amministrazioni di ogni colore si stanno organizzando per contrastare decisioni folli, consorziandosi tra loro e lanciando campagne di informazione e raccolte di firme per proporre referendum abrogativi (vedi Lombardia, ma anche Emilia-Romagna e Toscana)? Perché ovunque, grazie alla tenacia di amministratori illuminati tuoi colleghi, spuntano sacche di resistenza e di progettualità alternativa su tutti i principali temi a noi cari? Poi, certo, ci sono un mucchio di criminali nel mondo che continueranno indisturbati a sradicare gli alberi e a gettare veleni in mare, a sfruttare il lavoro minorile e a omologare le società per meglio controllarle. Ma tu intanto cambi rotta, lanci un messaggio, incidi sulla realtà; e se sei bravo, qualcun altro ci seguirà. Vogliamo scommettere?
Per approfondire: www.emi.it
