|

L’80% del territorio messinese risulta a rischio per frane e alluvioni, anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all’agricoltura: in 20 anni sono scomparsi quasi 6 milioni di ettari di suolo agricolo.
La pianificazione del territorio è stata, è, e sarà, solo un’opzione trascurabile.
Finito il lutto e l’emozione si continuerà come al solito. Sarebbe il momento, invece, di invertire la rotta, di rivedere il PRG, di fermare le lottizzazioni, di onorare i nostri morti.
Si dice che a livello regionale i nostri geologi hanno strumenti di pianficazione avanzati che permettono di fotografare la situazione quasi in diretta, ed intervenire immediatamente: utilizziamoli!
Quella del Messinese è una zona con una situazione idrologica molto diffusa, con grandi e piccoli torrenti che rappresentano un reticolo idrografico diffuso in grado di produrre una forte instabilità aggravata dall’assenza cronica di fondi, dalla mancata manutenzione ordinaria, come la pulizia di canali, fiumi e tombini.
Un altro punto focale è il gioco delle competenze tra regione e protezione civile e comune.
Al di là dei soliti discorsi, detti e ridetti, restano i numeri della tragedia: morti, feriti, dispersi e assassini… si, perché assassino è chi costruisce sul letto del torrente, chi crea discariche abusive, chi dà concessioni edilizie facili, il professionista che per odor di mazzetta firma una relazione geologica andante, chi cambia d’emblè terreni agricoli in edificabili. Gli assassini sono ben identificabili; tutti coloro che sfregiano l’ambiente e chi glielo permette.
Un altro aspetto importante è il numero esiguo dei nostri uomini dei vigili del fuoco e della guardia forestale che, ligi al loro dovere, lavorano ininterrottamente da 2 giorni, ormai. Pochi, pochissimi, ne parlavamo in estate a proposito degli incendi, il problema si ripropone adesso con la pioggia.
La macchina dei soccorsi sicuramente riceverà critiche; come al solito, in questi casi, la fobia, la paura sovrasta la ragione, ma vogliamo soffermarci su un paio di punti, fermo restando che sappiamo le cause e le responsabilità: è stato ampiamente dimostrata l’assenza di vie di fuga;
come sono stati impiegati i 15 milioni erogati 2 anni fa;
impiegare i soldi del ponte per la ricostruzione e la messa in sicurezza;
incaricare della ricostruzione il Prefetto.
Non più tardi di una settimana fa si parlava con l’ing. Capo del Genio Civile dott. Sciacca, di torrenti, di messa in sicurezza, di competenze e responsabilità.
In data 18 settembre è stato inoltrato alla Regione, Provincia, Comune, Procura, ai Sindacati e p.c. agli organi di stampa una relazione sullo stato di vulnerabilità del tessuto edilizio di Messina con specifica attenzione per determinate zone della città.
Ala luce di quanto è successo, forse, è il caso che le amministrazioni alle quali era indirizzato chiedano ai rispettivi protocolli di controllarne l’entrata tra la posta.
Santina Fuschi, Presidente di Legambiente Messina.
Fonte: www.stopalconsumoditerritorio.it

|